La Tonnara di Stintino

Per raccontare la storia della Tonnara di Stintino, si deve fare un viaggio nel tempo lungo più di 400 anni, infatti la pesca del tonno, con metodi molto differenti da quelli di oggi, veniva praticata da molto prima la nascita di Stintino.

Primo concessionario della Tonnara fu probabilmente Giovanni Antonio Martino. Si ha notizia della Tonnara Saline già dal 1604, anno a cui risalgono i primi dati sulla produzione di barili di tonno confezionati.

Da questa data e fino al termine del periodo sabaudo, verso la metà dell’ottocento, si alternarono diversi proprietari. La manodopera che prestava lavoro nello stabilimento era per lo più genovese, mentre gli equipaggi erano costituiti da marinai algheresi e liguri, i quali furono gradualmente sostituiti da pescatori provenienti dall’Asinara.

Non si hanno documenti che ci indichino quando i pescatori di origine ligure, che vivevano all’Asinara, presero parte per la prima volta ad una campagna di pesca alle Saline, ma è presumibile che questa partecipazione sia legata ai primi dell’ottocento, anni del loro insediamento nell’isola.

L’attività di questa Tonnara subì varie peripezie, un calo della pesca dovuto al funzionamento della Tonnara Trabuccato (Asinara), fece decidere al Rais, tra il 1836 e il 1838, nella speranza di una pesca più proficua, di trasferire il luogo dove si calava tradizionalmente la rete nello specchio d’acqua antistante quello che sarebbe diventato il paese di Stintino, la cui nascita è datata Agosto 1885, si decise anche di diminuire le reti, ma l’effetto non fu quello sperato ed anche il pescato diminuì.
Solo quando la Tonnara Trabuccato non fu più utilizzata, divenne possibile riportare le reti all’estensione originale e la pesca ne trasse un immediato vantaggio.

Nel 1889 la Tonnara Saline era una delle più grandi della Sardegna. Il villaggio localizzato a 2 Km da Stintino era molto vasto, ed ora è stato trasformato in un villaggio turistico, che in parte rispecchia la struttura preesistente.

Il complesso della Tonnara era costituito da due comparti, uno adibito alla ciurma di terra l’altro alla ciurma di mare.
Il primo chiamato Scabeccio comprendeva gli alloggi per la ciurma e vari magazzini per la conservazione delle scatole e delle botti di tonno.

Annesso a questo vi era una casa padronale chiamata Palazzotto dove c’erano gli uffici del direttore e dove venivano ospitati i proprietari della Tonnara nei loro soggiorni in Sardegna.

Nel secondo comparto, collegato allo stabilimento da una stradina di circa 500 mt. Operava la ciurma di mare, un grande capannone chiamato Malfaragio, era adibito al rimessaggio delle imbarcazioni, ed altri locali erano destinati per lo stivaggio di reti, cime, sugheri ed ancore.

Nel piccolo villaggio vi era una chiesetta intitolata al Corpus Domini, dove se ne celebrava la festa con una processione, era anche l’occasione per le famiglie dei tonnarotti di ricongiungersi , la festa di Giugno chiudeva anche il periodo di lavoro dei tonnarotti che era cominciato a Marzo.

Per la nascita del paese di Stintino fu fondamentale la vicinanza alla Tonnara Saline e determinante per lo sviluppo socio economico del paese.

Ultimi proprietari della Tonnara Saline furono gli Anfossi, famiglia Ligure che già dal 1862 ebbero la concessione a titolo di locazione temporanea della tonnara.

Gli anni ’70 videro la fine della tradizionale pesca del tonno, e la mattanza è diventata solo un ricordo dei più anziani, che con i loro racconti, fanno rivivere anche in chi non ha mai vissuto una stagione da tonnarotti, le emozioni ed anche il rimpianto e la nostalgia per un tempo che non tornerà.

Ma non solo a Stintino la tradizionale pesca è finita, ormai i moderni metodi di pesca,vedi la Tonnara Volante, hanno cancellato modi e strumenti che duravano da centinaia di anni. Per chi non ha la fortuna di poter ascoltare tali racconti, a Stintino è nato il Museo della Tonnara dove sono conservati antichi cimeli, foto, e video della vecchia mattanza, immagini forse crude ma che ben fanno capire l’antica lotta per la sopravvivenza tra l’uomo e il mare , il pesce… la vita.